Anthropocene

C’è questa mostra, al MAST di Bologna, che documenta l’impatto dell’uomo sul pianeta anche dal punto di vista estetico: buona parte delle fotografie mostrano paesaggi naturali modellati dalle attività estrattive o dalla presenza di elementi artificiali che non si biodegraderanno mai, come dei grossi blocchi di cemento dalla forma particolare, che usiamo come argini sulle coste e sulle rive dei fiumi, e che resteranno a testimoniare il nostro passaggio sulla Terra per l’eternità, per esempio.

Tra le tante c’era una foto di una cava di marmo. Sulla foto, grande come una parete, è possibile puntare il tablet fornito dal museo per accedere a dei video che riguardano quella cava lì. Sono due video che mostrano attività estrattive e un terzo in cui si vede all’opera una scultrice, che usa quel marmo per farne statue di uomini, che resteranno anche loro per l’eternità, per far sapere a tutti che faccia avevano quelli che hanno costruito gli argini di cemento eterni di cui sopra.

Statue di uomini ne avevo viste tante nella mia vita, e che le facciamo con dei pezzi di montagne lo sapevo, non è che l’ho imparato ieri. Però, ecco, non l’avevo mai messa così: che abbiamo, tra le nostre fila, della gente che sbriciola le montagne e trasporta le briciole in un atelier, e con quelle briciole ci fa la figura di una persona, e poi quella figura la fa vedere in giro, o la vende o la dona a un museo, chi lo sa, ma stiamo parlando sempre di una briciola di montagna. Secondo me, alla fine, tra le tante cose orribili che facciamo, le statue di marmo sono le cose più innocue, però dicono tanto della nostra psicologia. Quello che non avevo mai visto, e che ho visto coi miei occhi per la prima volta in quel video lì, è quanto siamo megalomani, come specie, ad avere gli scultori.

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