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Diario dallo smart working. Giorno 2

A causa dell’emergenza coronavirus sono in una specie di smart working per una settimana. Questo è il mio secondo giorno.

Da qualche anno tutte le mattine la mia routine è più o meno questa: mi sveglio presto, faccio colazione, accendo il pc e lavoro un po’ su cose che non riguardano il mio lavoro in studio (lavoro per altri clienti oppure faccio delle cose mie: scrivo delle storie, aggiorno un sito, preparo la newsletter, faccio i compiti), poi a una certa mi faccio una doccia e in genere tra le 10 e le 11 arrivo in studio, accendo il computer, qualcuno mi porta un malloppo di bozze e via, si parte. A volte, dipende un po’ dai periodi dell’anno, ho poco da fare e magari dopo pranzo ho già finito, saluto tutti e vado a farmi una passeggiata; ma in inverno di solito sto lì fino a fine giornata.

Stamattina dopo colazione ero già in ufficio. È stato un po’ strano, non dover fare tutto quel rituale. Mi sono preso comunque del tempo per fare le mie cose, ma poi sono rimasto in pigiama e sono andato dritto a lavorare fino alle 16:30, quando mi hanno ricordato che avevo preso appuntamento per una riunione alle 17:00 in centro. Per fortuna era una riunione facile da posticipare di mezz’ora (era una riunione tra freelance). Mi sono fatto una doccia e sono uscito di corsa.

Se non avessi avuto quella riunione, quante altre ore sarei rimasto in pigiama a lavorare?

P.S. Tra gli eventi rimandati per via del coronavirus, c’è anche questo, che avevamo organizzato per sabato 29. Peccato.

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