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Diario dallo smart working. Giorno 4

A causa dell’emergenza coronavirus sono in una specie di smart working per una settimana. Questo è il mio quarto giorno.

Visto che ieri sono riuscito a finire le cose che avevo da fare, stamattina dopo colazione ho messo le lenzuola in lavatrice, cosa che di solito faccio la domenica, e sono andato a San Luca, proprio come se fosse domenica. Dopo aver passato un giorno intero in casa in pigiama, avevo bisogno di sgranchirmi le gambe.

Andare a San Luca era solo una delle tante cose che avevo in mente di fare in questo venerdì libero.

Le altre cose che volevo fare erano:

  • fare i compiti (sì, lo so, sono un secchione);
  • a pranzo, cucinare il risotto coi funghi;
  • passare a salutare degli amici che non vedo da prima di Natale;
  • comprare la sabbietta per il gatto;
  • telefonare a un’amica in Francia;
  • andare alla Confraternita dell’uva a vedere se stanno tutti bene e a comprare dei libri;
  • fare aperitivo alla Confraternita dell’uva.

Invece, tornato a casa, si è bloccata la porta del bagno e tutti i miei piani sono andati in fumo: ho passato la giornata in giro tra casa e ferramenta, e a cercare su internet cose da scassinatori, tra l’altro inutilmente, perché alla fine è intervenuto un fabbro.

Di tutte le cose che volevo fare, sono riuscito solo a comprare la sabbietta per il gatto (per fortuna i rifornimenti non sono stati saccheggiati) e a fare quella telefonata. Le lenzuola sono rimaste intrappolate in bagno tutto il giorno, poverette; prima di stenderle le ho risciacquate. Tutto il resto, chissà, forse lo farò domani, se non si rompe qualcos’altro, o forse la settimana prossima, se sarò ancora in smart working. Stasera ancora non sappiamo cosa deciderà di fare la Regione Emilia-Romagna.

Intanto, se dovessi fare un bilancio di questa breve esperienza di smart working, direi che, sfighe a parte, è stata più che positiva:

  • pensavo di distrarmi e lavorare poco, invece ho lavorato molto e bene;
  • pensavo di non saper gestire gli orari, e invece, a parte quella sera che ho lavorato un’oretta, gli orari li ho gestiti molto bene;
  • pensavo di venire fagocitato dal lavoro e non riuscire a fare altro, invece ho lavorato meglio e ho avuto più tempo per fare altro.

Piccolo contro: la vita da smart worker è troppo sedentaria e se non sto attento rischio di stare per dei giorni interi seduto alla scrivania.

Piccolo pro: ho risparmiato molti soldini che quasi quotidianamente spendo per caffè al bar, pranzo fuori (quando non riesco a portarmi la schiscetta da casa) e aperitivo dopo lavoro.

Quindi, per chiudere (per ora) questo diario dallo smart working con una frase fatta: non tutti i mali vengono per nuocere.

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